Note sindacali su bonus, permessi e assenze

  • Stampa

SUL BONUS IL CONTRATTO RECEPISCE LA 107, NON LA SMANTELLA!

 

Le OO.SS. firmatarie del CCNL 2016 – 18 sostengono che il bonus premiale del c.d. merito dei docenti è ormai tout court oggetto di contrattazione, lanciando peana alla loro capacità di smantellare la 107 per via contrattuale. La questione è per lo meno più complessa. Prima di tutto, in base all’art.11 del decreto Madia (D. Lgs 75/2011) in tema di “valutazione delle prestazioni ai fini della corresponsione del trattamento accessorio (..) la contrattazione collettiva è consentita nei limiti previsti dalle norme di legge”, per cui, essendo il bonus retribuzione accessoria, la contrattazione d’istituto deve rispettare i limiti previsti dalla L. 107. In tale ambito va collocato l’art. 22 c.4 del CCNL, per cui sono oggetto di contrattazione d’istituto       “i criteri generali per la determinazione dei compensi finalizzati alla valorizzazione del personale, ivi compresi quelli riconosciuti al personale docente ai sensi dell’art. 1 c. 127 della L.107/2015”. Non solo, ma l’art. 20 del CCNL – che è nella parte comune alle varie sezioni- prevede, alla luce di applicazione di criteri selettivi, che i contratti integrativi debbano prevedere di fatto 3 fasce di retribuzione: il personale non valutato positivamente, quello valutato positivamente e il personale che consegue le valutazioni più elevate, a cui va attribuita una maggiorazione rispetto alla seconda fascia decisa in sede di contrattazione, ma che non può essere inferiore al 30%. Infine, la contrattazione definisce anche preventivamente una limitata quota massima dei super positivi.

Secondo l’interpretazione corrente tali comma non sarebbero applicabili ai docenti perché il 4° c. prevede che “ resta fermo quanto previsto dall’art. 74 c.4” del D. Lgs 150 /2009  ” (decreto Brunetta), che rinviava a un DPCM la determinazione dei limiti e delle modalità con cui applicare ai docenti i sistemi di misurazione, valutazione e trasparenza e delle relative retribuzione previste sempre dal D. Lgs 150. Il DPCM è stato emanato il 26.1.2011, ma in sostanza rinvia ancora ad un provvedimento del MIUR. Si tratterebbe di diritto speciale che, quindi, prevarrebbe sulle norme di legge e contrattuali successive. Non è una lettura convincente, perché l’art. 74 sospende solo l’applicazione delle norme previste dalla Brunetta, che facevano riferimento a tutto il salario accessorio – per cui anche al FIS- e prevedevano che il 25% del personale non percepisse niente, il 50% la metà dei fondi e il restante 25% l’altra metà. Ma la L. 107 è un’altra legge successiva alla Brunetta, i cui effetti non possono essere sospesi dall’art. 74 e, infatti, è stata applicata senza remore in questi anni. Non solo, ma costituisce, in base al decreto Madia, un limite a cui deve attenersi la contrattazione. Per cui, essendo i primi 3 comma dell’art. 20 del CCNL perfettamente in linea con la lettera e lo spirito (nefasto) della 107 essi sono, a mio parere, applicabili ai docenti.

Quindi, la legge 107 non è smantellata dal CCNL, che anzi ne recepisce la filosofia. Per cui: il Comitato di valutazione delibera i criteri di valutazione dei docenti; il DS applica tali criteri nella valutazione dei singoli docenti, a cui assegna i premi rispettando i criteri di quantificazione previsti dal contratto d’istituto, che a sua volta deve rispettare le due (o tre) fasce previste dall’art. 20 del CCNL, la maggiorazione minima del 30%per i più bravi, il carattere selettivo del bonus. E’ evidente che, se questa interpretazione è corretta, non vi sono spazi significativi per una contrattazione che rifiuti la logica della differenziazione e della valutazione insita nella 107.

  Permessi retribuiti, ferie.

Nessuna modifica per i 3 giorni di permesso retribuito per motivi personali o familiari per il personale a tempo indeterminato, compresi i 6 gg. di ferie da fruire come permessi, che rimangono quindi sottratti alla discrezionalità del dirigente scolastico e giustificati anche mediante autocertificazione senza necessità di trovare un sostituto.

Ai tre giorni di permessi retribuiti ex art.15 comma 2 del CCNL si possono aggiungere “per gli stessi motivi e con le stesse modalità (…) sei giorni di ferie durante i periodi di attività didattica di cui all’art.13, comma 9, prescindendo dalle condizioni previste in tale norma” .

Infatti anche questi giorni di ferie, se richiesti per motivi personali o familiari non sono soggetti ad alcuna autorizzazione; si precisa che in questo caso, non vale quanto affermato nel comma 9 dell’art.13“la fruibilità dei predetti giorni è subordinata alla possibilità di sostituire il personale che se ne avvale con altro personale in servizio nella stessa sede e, comunque, alla condizione che non vengano a determinarsi oneri aggiuntivi anche per l’eventuale corresponsione di compensi per ore eccedenti, salvo quanto previsto dall’art.15, comma 2”.

 Così come nessuna modifica è stata apportata ai restanti permessi disciplinati dallo stesso contratto (per lutto, concorsi, legge 104/92 ecc.) che continuano anch’essi ad essere fruiti su base giornaliera, sottratti alla discrezionalità del dirigente scolastico e giustificati anche mediante autocertificazione.

Rimane altresì confermato il comma 7 dell’art. 15 del contratto 2007 in cui è specificato che il dipendente ha diritto, inoltre, ove ne ricorrano le condizioni, ad altri permessi retribuiti previsti da specifiche disposizioni di legge.

Sostanzialmente è riconfermato in tutte le sue parti l’art. 15 del CCNL 2007.

Nel corso di ciascun anno scolastico il dipendente della scuola con contratto di lavoro a tempo indeterminato, ha diritto, sulla base di idonea documentazione anche autocertificata, ai seguenti permessi retribuiti:

  • partecipazione a concorsi o esami: 8 giorni, compresi gli eventuali giorni di viaggio necessari;
  • lutti per perdita del coniuge, di parenti entro il secondo grado, di affini entro il primo grado (Parenti di 1° grado: genitori-figli / Parenti di 2° grado: nonni- fratelli-nipoti / Affini di 1° grado: suoceri-nuore-generi), di soggetto componente la famiglia anagrafica o convivente stabile: 3 giorni per ogni evento, anche non continuativi;
  • motivi personali o familiari: 3 giorni, esauriti i quali il dipendente può utilizzare 6 giorni di ferie (anche nei periodi di svolgimento delle attività didattiche), senza vincoli di spesa per l’Amministrazione (che può quindi -se necessario- nominare il supplente); le motivazioni vanno documentate, anche con autocertificazione;
  • matrimonio: 15 giorni consecutivi, fruibili -a richiesta dell’interessato- da una settimana prima a due mesi dopo l’evento.

I permessi:

  • non riducono le ferie;
  • sono valutati nell’anzianità di servizio;
  • danno diritto alla retribuzione intera, con esclusione dei compensi per le attività aggiuntive e dei compensi per le indennità di amministrazione, di lavoro notturno festivo, di bilinguismo e trilinguismo.

I permessi sono erogati a domanda, da presentarsi al dirigente scolastico da parte del personale docente ed ATA.

1.I tre giorni per motivi personali o familiari devono essere sempre concessi?

L’art. 15 comma 2 del CCNL comparto scuola recita quanto segue: Il dipendente, inoltre, ha diritto, a domanda, nell’anno scolastico, a tre giorni di permesso retribuito per motivi personali o familiari documentati anche mediante autocertificazione. Per gli stessi motivi e con le stesse modalità, sono fruiti i sei giorni di ferie durante i periodi di attività didattica di cui all’art. 13, comma 9, prescindendo dalle condizioni previste in tale norma.

L’intervento dell’ARAN in data 2 febbraio 2011 “…l’art. 15, comma 2, primo periodo, esplicita chiaramente che il diritto ai tre giorni di permesso per motivi personali o familiari (norma comune per il personale docente ed ATA) è subordinato ad una richiesta (…a domanda) del dipendente documentata “anche mediante autocertificazione”.

Quindi, considerata la previsione contrattuale generica ed ampia di “motivi personali o familiari” e la possibilità che la richiesta di fruizione possa essere supportata anche da “autocertificazione”, a parere dell’Agenzia, esclude un potere discrezionale del dirigente scolastico il quale, nell’ambito della propria fruizione – ai sensi dell’art. 1 del CCNL 11/4/2006 così come modificato dal CCNL 15/7/2010 relativo al personale dell’area V della dirigenza e ai sensi dell’art. 25 del D. Lgs. 165/2011 – è preposto al corretto ed efficace funzionamento dell’istituzione scolastica nonché alla gestione organizzativa della stessa.

Inoltre, considerato che:

  • Non è prevista dal Contratto la valutazione o la discrezionalità del dirigente sulle motivazioni addotte dal richiedente il permesso;
  • Non vi è nel Contratto (né in nessuna altra norma di legge) un’elencazione precisa di quali siano i motivi personali e/o familiari per cui è possibile fruire dei permessi;
  • Diverse sentenze dei tribunali e l’ARAN hanno chiaramente decretato che non vi è nessuna discrezionalità del dirigente nella concessione del permesso.

 2.Come si giustificano i permessi e le ferie chieste secondo art.15 comma 2?

"I permessi retribuiti – per motivi personali/famiglia, studio, etc. vanno usufruiti a domanda da indirizzare al Dirigente Scolastico. Isuddetti permessi devono essere documentati, subito dopo la loro fruizione, anche mediante autocertificazione, come previsto dal CCNLvigente (art. 15, c. 2 CCNL 2006- 09)."

Questi permessi, scrive un giudice, sono concessi a domanda, senza possibilità di arbitrio dell'Amministrazione, perché il limite di fruizione è intrinseco, derivato dal loro numero ristretto.

Che cosa si deve scrivere nella autocertificazione?

Se uno va a separarsi in tribunale, lo scrive. Non deve dichiarare con chi, e che situazione ha, ma il fatto nudo e puro sì. Se è un viaggio, scrive che deve fare un viaggio a Napoli per ragioni culturali o ambientali o familiari documentate. L'Amministrazione non può dire nulla.
L'Amministrazione non deve in questi casi fare una verifica puntuale,come per altre situazioni (dichiarazioni di handicap, invalidità, o malattia, ecc.).

L'amministrazione, quindi ds e assistente amministrativa/o che gestisce la pratica, è quello di non divulgare questi fatti.

2. Sulle altre tipologie di assenza.
Tutte le altre tipologie di assenza dal servizio devono essere comunicate con un anticipo di almeno tre giorni lavorativi, tramite modulistica interna, e si deve attendere la risposta del Dirigente Scolastico.

L’assenza di risposta da parte del dirigente deve intendersi come diniego.
Esiste il tacito diniego? 

La motivazione del diniego è obbligatoria quando si tratta di un diniego di un diritto come lo sono tutti i permessi e le assenze per malattia stabiliti nel contratto.

Ciò è stato ribadito nella conciliazione di Laura Parisi ottenuta a settembre 2017:

l'Amministrazione ha conciliato sulla base del fatto che la dirigenza precedente, in presenza di una richiesta di permesso per aggiornamento, non aveva formalizzato alcun diniego e perciò non lo aveva motivato, pur non avendolo nemmeno autorizzato.
Quindi bisogna pretendere sempre il diniego scritto. 

In assenza di risposta che fare:

se si rinuncia, si cede un diritto; se ci si assenta si rischia la sanzione ma ovviamente non è detto che tutti i dirigenti si comportino nello stesso modo.

 

(testo a cura del sindacato di base Cobas Scuola)