Collezione privata - Foto di G. Carta

ANTONELLO OTTONELLO

Antonello Ottonello, Otto, è nato a Cagliari il 13 giugno 1948. La sua vita giovanile si è svolta nel quartiere di Stampace, cui è sempre rimasto profondamente legato. Lì ha coltivato l’iniziale passione per l’arte e la scenografia: era uso raccontare che improvvisava, sin da piccolo, teatrini realizzati con materiali poveri, ma ricchi della sua fantasia e creatività. Ha proseguito la formazione frequentando il Liceo Artistico di Cagliari, città che ha lasciato a 20 anni per inseguire la sua passione e diplomarsi all'Accademia di Belle Arti di Roma.

Nella capitale ha iniziato a lavorare nel teatro, come scenografo, costumista e attore della compagnia di Mario Ricci. Negli stessi anni ha proseguito il percorso artistico, fortemente influenzato dalle esperienze teatrali. Ne sono un esempio le Tarlatane utilizzate per le scenografie, a volte gigantesche, dipinte con colori accesi, esposte poi in una personale a lui dedicata nella Galleria Comunale d'Arte di Cagliari, nel 1989.

A 30 anni, Antonello Ottonello è rientrato a Cagliari. Artista curioso ha voluto conoscere meglio il territorio dove era tornato a vivere. Ha raccontato di avere, così, scoperto una realtà che lo ha affascinato: il mondo ed il paesaggio minerario. Ne è nato un percorso di ricerca e produzione artistica per le opere in cui ha utilizzato carbone, minerali, scisto, scenografie di archeologie industriali, raccolte nel 1993, nella personale Ingurtosu. L’artista non è però disgiunto dall’uomo attento ai drammi del lavoro massacrante dei minatori e della loro storia, come l’emigrazione in Belgio. Per raccontarlo ha decorato le valigie degli anni ’40, quelle da loro usate per partire, con architetture minerarie abbandonate e realizzato i cuscini di tela in cui ha inserito le spine dell’Acacia Horrida: cuscini che non permettono il sonno sereno, come l’artista ha raccontato.

Le spine d’acacia sono state un motivo ricorrente nell’arte di Antonello Ottonello. Le raccoglieva lungo i bordi della strada, durante i viaggi per recarsi ad insegnare. Le ha usate per raccontare i ragazzi “spezzati” vittime di violenza, i sonni inquieti dei minatori, la sofferenza.

Come gli altri materiali (terre, pietre, sabbia, Juta, terracotta, piante cactacee, cortecce d’albero, piume, la rete sottile delle pale di fico d’India essiccate) riempivano la casa studio, ricca di opere. In lungo tavolo erano meticolosamente raccolti i materiali e i colori realizzati con pigmenti naturali, innanzitutto il blu – “blu Ottonello” - in un caleidoscopio affascinante: il paese delle meraviglie per chi entrava, accolto ad ogni incontro da interessanti ed esilaranti racconti.

La capacità di cesellatore della parola rendeva vividi e tangibili personaggi e vicende (i racconti sono poi stati raccolti in parte nel libro “Otto dialoghi e a capo”). Lo faceva con la semplicità e l’ironia che gli erano proprie, durante le cene con gli amici, la sua famiglia allargata, ma anche negli incontri pubblici e nelle occasioni di inaugurazione delle moltissime mostre, personali o collettive.

Artista di respiro internazionale: ha partecipato alla collettiva di grafica presso l'Hotel de Ville di Strasburgo; all'Expo di Siviglia, nell'ambito di Cerdeña Isla de Colores; ha esposto all’Home House di Londra, a Roma, in Puglia, a Milano. L’amore per la Sardegna e per Cagliari lo ha portato a lavorare con entusiasmo per le mostre personali o collettive al Teatro Lirico di Cagliari, alla Fondazione Bartoli Felter, allo Spazio (In)Visibile, al Comune di Cagliari, al Comune di Carbonia, al Comune di Iglesias, alla Galleria Macca, alla Mediateca del Mediterraneo di Cagliari, al Museo MACC, al MURATS di Samugheo e altre ancora.

“Una mostra all’anno”, ebbe modo di dire durante l’intervista resa in occasione della mostra alla Mediateca del Mediterraneo dei bassorilievi I Bronzi, che celebrava anche i suoi 70 anni.

Ha espresso una passione vivifica per l’arte, “felice di continuare a lavorare, magari riposando 10 minuti sullo sgabello e 10 minuti sul divano”, per i problemi di salute, che ha raccontato, senza infingimenti e pubblicamente. Sino agli ultimi anni, anche con ironia: “Nel mio corpo ho raggiunto complessivamente il metro e quaranta di cicatrici. La vita non è stata facile per me dal punto di vista fisico”.

Durante uno degli incontri con gli studenti del Liceo Artistico, alla domanda di una ragazza che gli chiedeva perché fosse importante l’istruzione artistica, la sua risposta è stata un elogio della ricchezza artistica dell’Italia e della necessità di possedere una cultura artistica, qualunque attività si svolga nella vita lavorativa.

Antonello Ottonello è stato un uomo che ha vissuto tutto con entusiastico trasporto, anche i rapporti umani. Tra i tanti amici, molti sono stati suoi alunni nei 40 anni di insegnamento nelle medie inferiori a Carbonia e a Cagliari. Si facevano riconoscere, ormai adulti, da lui che li aveva avuti in classe in età preadolescenziale.

Di tale fatto era orgoglioso e felice. Ha raccontato che non avrebbe mai pensato, all’inizio, di affezionarsi tanto al mondo della scuola, perché aveva già una grande passione per l’arte.

I giovani per Antonello Ottonello erano il suo futuro ed ha continuato ad insegnare e mantenere vivo il contatto con loro nelle collaborazioni con il Liceo Artistico di Cagliari, invitato dagli studenti nelle attività di autogestione, nelle periodiche lezioni tra artisti e studenti del Liceo, nell’occasione del decennale dell’intitolazione del Liceo all’artista Foiso Fois.

L’ultimo atto artistico di Antonello Ottonello è stata la donazione alla città di Cagliari di due bassorilievi in bronzo della collezione esposta nel 2018 alla MEM. Non ha potuto assistere al tributo della prima esposizione nel portico della Galleria Comunale D’Arte, impedito dall’ultima fatale malattia.


Il lascito di Antonello Ottonello è quello di un grande artista, che ha vissuto con passione e professionalità il suo lavoro.

Non è minore l’eredità del maestro, dell’insegnante, dell’uomo, Otto, che non si è risparmiato in nulla, continuando fortemente a dare con amore sé stesso e la sua immensa e ricca personalità. Chi lo ha conosciuto non può separare l’uomo dall’artista, perché la sua grandezza nell’arte è frutto della sua grandezza come persona.


 

Dirigente scolastico:           prof.ssa Nicoletta Rossi

Collaboratrice della D.S.     prof.ssa  Emmanuela Cocco

Direttore SGA                       dott. Valerio Mecatti

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