Gaetano Brundu

 

Gaetano Brundu amava il suo lavoro di docente all’Artistico di Cagliari, ma non amava le celebrazioni, forse non le sopportava proprio...

Quando venne invitato a partecipare alla mostra collettiva “L’Artistico e i suoi artisti” allestita alla Galleria Comunale per i 25 anni di attività del Liceo, declinò l’invito con garbo e fermezza. Nel catalogo venne citato più volte, ma non volle  esporre. E non era certo per una forma di snobismo. Tutt’altro. Carattere schivo, temperamento sobrio,  probabilmente non riscontrava in quell’iniziativa alcun significato di testimonianza.  Superfluo partecipare, dunque. “Non si parla solo perché si ha la bocca”, rispose lapidario. Ma non disertò il vernissage.

 Al Liceo è stato docente di Ornato Disegnato dal ’68, ha formato molte generazioni di studenti con uno stile educativo che potremmo definire autorevole, “supportivo” e un po’ anarcoide. Una combinazione di fattori cementati dalla sua profonda sensibilità e dalla sua grande tolleranza. Ascoltava attentamente gli studenti, li seguiva nel percorso scolastico, senza mai imporsi. La fermezza era implicita nel suo modo di fare, non aveva bisogno di dimostrarla con toni duri, bastava un monosillabo e i ragazzi capivano al volo che avrebbero perso molto se avessero indugiato nei corridoi  ad aspettare il suono della campana di fine lezioni. Ma la scelta era loro, non veniva imposta dall’alto. Col suo tono un po’ cantilenante ripeteva la frase “se vuoi lavorare bene, altrimenti esci, non c’è problema...” Non imponeva diktat, ma non permetteva che gli scansafatiche impedissero la lezione. E l’aula si popolava.

 Dunque tolleranza e rispetto verso tutti, studenti in primis, per amore di libertà, nel suo significato più alto e ampio, senza la quale la creatività non si sviluppa, ma rimane parola vuota e abusata. Ci piace pensare che il suo motto fosse quello volterriano a difesa della libertà altrui in tutti i campi, artistico, politico e sociale e questi tre ambiti, nel suo lucido pensiero, nelle sue opere e nel suo metodo di insegnamento, non sono mai stati disgiunti.

Gaetano Brundu ai suoi studenti non prometteva illusioni, ma non tarpava le loro giovani ali, il suo era un metodo “peripatetico” nel senso figurato di itinerante, perchè spaziava negli immensi vortici dell’arte contemporanea  spingendo i ragazzi ad andare oltre i confini dell’isola felice e rassicurante.  Sia come artista che come docente è stato uno strenuo sperimentatore, e, attratto dalla tecnologia,  ha messo al centro della sua didattica la ricerca di nuovi mezzi espressivi. Amava le contaminazioni e gli sconfinamenti di campo tipici di una personalità profondamente colta.

 

Corretto e irreprensibile con i colleghi, riusciva a mantenere la calma anche quando gli altri rischiavano di  perderla. La sottile ironia, anche nelle situazioni più critiche, con gli animi esacerbati dalle lunghe riunioni dedicate al giudizio finale degli studenti, lo rendeva quasi impermeabile, apparentemente estraneo alle emozioni, ma pronto a puntualizzare nel caso in cui si prospettava una qualche forma di prevaricazione.

 Questo era Gaetano Brundu,  maestro e collega al Liceo Artistico fino al 2003. E dopo il pensionamento non è mai tornato a scuola. Ha chiuso l’esperienza di insegnamento e si è dedicato all’arte, ma senza forzature.

 Poco tempo fa se n’è andato con una folata improvvisa e noi non vogliamo celebrarlo. Abbiamo bisogno dell’illusione che sia ancora qui a tracciare sul pavimento il suo segno e simbolo identitario: un enorme  baffo rosso. Di leone, ovviamente.

Anna Maria Lecca

(docente di Storia dell'Arte)

Inserto "Scuola di cronaca" de L'Unione Sarda

Il giorno 28 gennaio 2015 L'Unione Sarda ha pubblicato nell'inserto "Scuola di cronaca" i seguenti articoli redatti dagli studenti della 4^ A (architettura e ambiente) coordinati dalle docenti Anna Maria Lecca e Graziella Vera Maccioni, e la supervisione del giornalista Roberto Ripa.  

Manu Invisible: «Ignoranti e vandali non sono writers»

Articolo pubblicato nell'inserto "Scuola di cronaca" -  L'Unione Sarda del 28/01/2015

Hanno dai 16 ai 35 anni i writers cagliaritani seguaci della cultura Hip hop, nata negli anni '70 a New York, più precisamente nel Bronx. Questo movimento comprende quattro discipline principali: Il rap, la break dance, il djing cioè la produzione di basi, e, appunto, il writing. Gli “scrittori” marcano i muri con i nomi delle loro crew o con le loro tag. C'è chi abbellisce e chi rovina, c'è chi li apprezza e chi li denuncia. Insomma, artisti o vandali?
EFFIMERO Il writing a Cagliari non appare solo sui muri grigi della città, ma ricopre anche intere fiancate dei mezzi pubblici più comuni, treni o pullman.
Solitamente vengono cancellati la mattina stesso, dopo esser stati realizzati durante la notte nei depositi delle stazioni. Alcuni fanno in tempo a compiere qualche viaggio e quindi a fare una sfilata nelle varie fermate intermedie.
Altri muoiono qualche ora dopo la loro creazione. Il train bombing riguarda unicamente il graffitismo: «Graffiti e street art sono due cose differenti» dice Bemo, writer della zona, che si è avvicinato a questa pratica a 14 anni. «I graffiti fanno parte della cultura Hip hop, che nasce dalla voglia di esprimersi e di far vedere a tutti ciò che sei capace di fare, tenendo fede ai valori che hanno reso ciò una cultura che vive da più di quarant'anni». Il graffitismo sui treni viene considerato vandalismo. Danneggerebbe dei beni pubblici. «È vandalismo quando lo si fa senza una motivazione, scrivendo su chiese o monumenti, basti vedere gli ignoranti che scrivono sui muri del bastione, diventa vandalismo quando si scrive su altre opere d'arte», continua. Un chiaro esempio di unione tra street art e vandalismo si può trovare in via San Saturnino. Questa via è quasi completamente ricoperta da disegni, realizzati con tecniche diverse e da muralisti anonimi o riconoscibili grazie alle loro firme. Questi seguaci dell' arte di strada hanno rivestito i muri (molti anche di abitazioni) con le loro tag. Qui si incontrano opere d'arte e lavori vandalici, mischiate tra loro senza un senso logico. Un'esplosione di colori che vengono divisi tra graffiti, murales e pasticci.
MANU Un esponente tra i più conosciuti della Street Art in Sardegna è sicuramente Manu Invisible, i suoi murales decorano i muri altrimenti spogli dei paesi e delle città dell'isola. Avvicinatosi a questo tipo di arte a circa nove anni, realizza le sue opere partendo da segni dinamici e stilizzati e definisce il suo stile simile a quello dei bambini. «Cagliari è un'ottima culla della Street Art a mio parere», dice. «L'arte la si può esprimere sempre, basta volerlo». E poi spiega: «Il vandalismo si contrappone all'arte semplicemente nell'intento vandalico. L'arte, vuole essere arte, quindi rispetto dei monumenti e tutela dei beni privati, senza distinzione». Proprio in questo si differenziano gli artisti che cercano di valorizzare e dare nuova vita alle pareti altrimenti grigie e tristi, e i vandali che senza un motivo preciso graffitano o pasticciano luoghi che hanno già un valore artistico e culturale. E che andrebbero protetti.

Emanuele Carta, Gaia Zanda, Alessio Alosi, Elisa Mascia, Sara Pusceddu, Aurora Cabiddu (4^ A)

Tuvixeddu, gioiello urbano

Articolo pubblicato nell'inserto "Scuola di cronaca" -  L'Unione Sarda del 28/01/2015

 

IL CASO. Il Parco Pantx mai nato e il lungo dibattito

 

Da valorizzare l'area ricca di fascino

“Tuvixeddu vive”, “Puliamo il mondo si svolge a Tuvixeddu”, “Si va a Tuvixeddu come Leonida a difendere il passo delle Termopili”, sono solo alcuni degli slogan riferiti all'acceso dibattito sulla necropoli fenicio-punica di Tuvixeddu-Tuvumannu. A partire dal 2000 l'interesse dell'amministrazione comunale, regionale e di alcuni privati si è rivolto all'area archeologica.
IL PARCO L'intenzione era di trasformare la zona (precedentemente utilizzata come cava dell'Italcementi, poi abbandonata e diventata zona di discarica) in un parco archeologico urbano di circa 20 ettari (Pantx - Parco archeologico naturalistico di Tuvixeddu). Nel progetto erano previsti un grande museo archeologico, un centro servizi collegato all'area, una strada di collegamento e vari percorsi. Inoltre, intorno al Parco, si sarebbe dovuto realizzare un imponente complesso edilizio residenziale affacciato sul perimetro della necropoli.
IL CANTIERE I lavori sono iniziati tra le proteste degli ambientalisti, nettamente contrari all'idea «che la necropoli potesse essere deturpata dalla costruzione di edifici» adiacenti al sito archeologico. Nel 2006 con il Piano paesaggistico ragionale si è stabilito che tutti i beni archeologici, monumentali e identitari fossero sottoposti a una rigida tutela e salvaguardia. I lavori di costruzione del Parco sono stati bloccati e le vicenda è proseguita nelle aule del Tribunale.
L'AREA La zona di Tuvixeddu, particolarmente suggestiva, è di un valore storico e culturale elevatissimo per la presenza di tombe cartaginesi e romane tra le più grandi esistenti. Queste, scavate nella roccia calcarea, si estendono per una vasta area e sono raggiungibili attraverso un condotto sotterraneo. Il dissenso nei confronti della realizzazione del Parco è partito dal fatto che, per delimitare l'area archeologica, sono state sepolte dal cemento 26 tombe. Secondo l'architetto Maria Luisa Mulliri la valorizzazione di Tuvixeddu «dovrebbe essere ripensata con il rispetto dovuto ad un monumento così importante e unico. Si può ritenere giusto e corretto che si voglia realizzare un parco verde aperto alla città dentro il sito archeologico. Sarebbe importante che i visitatori del parco trovassero sul posto la documentazione e le informazioni necessarie per capire chi erano le persone sepolte nella necropoli e come vivevano, quali erano i loro riti funebri, come erano fatti i corredi e tanto altro. Solo così i visitarori potrebbero capire che cosa ha significato Tuvixeddu nella storia della città. Tanto per fare un esempio bisognerebbe raccontare dove si sviluppava la città punica, dove e se sono ancora visibili le abitazioni puniche, quali erano le attività svolte, quali erano i rapporti con la popolazione locale». Tuvixeddu deve vivere perchè ha ancora molto da raccontare.

Francesca Inguaggiato, Francesco Melis, Mara Frau, Riccardo Piras, Alessandro Tzelatis, Daniele Putzu  (4 ^ A)
 

L'impresa: «Attrazione turistica, attività culturali»

Una vicenda intricata e complessa quella che riguarda l'area di Tuvixeddu. L'ultima parola spetterà ai giudici: la conclusione giudiziaria è prevista per il 2016.
Nel sito web del gruppo Cualbu sono esplicitati gli obiettivi del progetto: «Realizzare nella città di Cagliari uno spazio di eccellenza abitativa, ambientale, archeologica e culturale, con un sistema di interventi integrati e coordinati. Un'operazione ad elevata complessità che, dalla pianificazione all'esecuzione, mira a creare un'edilizia residenziale di qualità, salvaguardando la natura della zona, recuperando le aree degradate e riqualificando a Parco Urbano Archeologico il 61 per cento dell'intera superficie di intervento. Tale Parco sarà ceduto all'amministrazione comunale, sarà il piu' vasto della città e avrà una grande valenza archeologica per la presenza al suo interno di una delle più importanti necropoli puniche del Mediterraneo. Verranno creati musei e servizi per trasformare il Parco in una fonte di attrazione turistica e di attività culturali». ( f. i. , d. p. , a. t. , m. f. , r. p. )

Quartieri storici e periferie, il bello e il brutto

Articolo pubblicato nell'inserto "Scuola di cronaca" -  L'Unione Sarda del 28/01/2015

 

IL VIAGGIO. Atmosfere uniche di Stampace, Villanova, Castello, Marina e Porto

 


Bellissima città sul mare che offre tante ricchezze culturali è Cagliari, l'antica Karalis o Karales, ancora oggi città al “plurale”. Candidata per il titolo di Capitale europea della cultura, non è stata scelta nonostante custodisca autentici tesori archeologici e storico-artistici. Per rendersi conto della sua ricchezza basta vagabondare per le viuzze degli antichi quartieri. Purtroppo però è afflitta da diversi problemi che offuscano molte delle sue qualità. La parte storica della città si divide in cinque zone: Stampace, Villanova, Castello, la Marina e il Porto. In ognuna di esse, purtroppo, si nota un certo abbandono dell'ambiente urbano che, spesso, viene lasciato in mano al degrado e al vandalismo. Un esempio è il Bastione di St. Remy, che talvolta nel fine settimana diventa una discarica a causa dei rifiuti lasciati dalla “movida”. I turisti, sorpresi e affascinati dallo splendore e unicità del centro storico, si trovano così ad affrontare la vista imbarazzante di questo degrado. Dal Bastione si coglie la vista sul porto in via Roma, strada ricca di strutture architettoniche storiche. La via, sul lato portici, è deturpata dalla presenza del moderno palazzo della Regione. Sul lato mare, invece, il panorama è chiuso dai cantieri per la Metropolitana. Si arriva a piazza Matteotti, della seconda metà dell'800, con i maestosi Ficus secolari. La piazza non è valorizzata come meriterebbe, la pavimentazione è sconnessa a causa delle radici degli alberi. Inoltre, in certe ore, diventa luogo di attività illecite. Al di là del centro storico, tra i panorami sul mare e ampie viste sull'ambiente urbano, si notano i quartieri popolari, come Sant'Elia, lasciati in uno stato di abbandono architettonico, oltre che culturale e sociale. Da segnalare l'apertura della passeggiata lungomare di Sant'Elia che collega il Lazzaretto a Su Siccu. Questa è solo la prima parte del percorso che proseguirà fino al parco di Monlentargius, con i suoi fenicotteri che regalano ai visitatori emozionanti spettacoli.

Alessandra Pili, Ambra Laura Pinna, Danila Onnis, Sara Nateri, Deborah Zedda, Massimo Lai, Claudio Saderi (4^ A)

 

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