ANPI: al Liceo Artistico in lotta a parlare del bello nella Costituzione

Democrazia oggi

 

Concorso ANPI- MIUR ‘Dalla Resistenza alla Costituzione’, destinato alle Scuole di ogni ordine e grado.

Per gli studenti di Cagliari la lettura della Carta si concentra in particolare sull’art. 9 dei Principi fondamentali.
Se al movimento di Resistenza partigiano dobbiamo la liberazione dell’umanità dalla schiavitù nazifascista, l’antifascismo vivente è l’impegno di ciascuno per restituire dignità della persona e diritti a tutti gli oppressi.
A 70 anni dall’entrata in vigore della Costituzione, quei valori restano al centro della democrazia in Italia, e più si rafforzano e si espandono nel rispetto e nell’applicazione della nostra Carta repubblicana, che deve essere in particolare conosciuta e letta, in modo approfondito, sopratutto nelle scuole.
Il Concorso indetto da ANPI e MIUR, per l’anno scolastico 2017-2018, si prefigge questo scopo in tutti gli ordini e gradi dell’istruzione, e suggerisce per le scuole di Cagliari una interpretazione dell’Art.9, ‘La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione’.
E siccome ‘L’arte salverà il mondo. Cagliari salvi il suo Liceo artistico e musicale. #savethefois’, si legge nello striscione che accoglie il visitatore all’ingresso del Liceo Foiso Fois, in via S. Lucifero, agli studenti di questo Liceo ha parlato di Costituzione e dell’art.9, nei giorni scorsi, Tonino Dessì. Non senza dimenticare una nota su quella scarpa di studente che accompagna lo striscione, a testimoniare la fatica di questi anni per difendere la scuola e i suoi spazi. Il dottor Antonio Dessì, costituzionalista, è Dirigente Capo Servizio nel Consiglio Regionale della Sardegna, già Assessore all’Ambiente della Regione Sardegna negli anni scorsi. Ecco una sintesi del suo intervento, in via S. Lucifero e nella Sede staccata del Liceo, in via Bixio, a Pirri, che inizia con un riferimento ai 70 anni dello Statuto Sardo.
Il 26 febbraio 2018, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha partecipato a Cagliari ai festeggiamenti organizzati dal Consiglio Regionale, in occasione del 70^ Anniversario della nascita della Regione Sardegna, dei 70 anni dalla approvazione dello Statuto Sardo. Le Regioni hanno ciascuna una storia propria in Italia, e La Repubblica riconosce in Costituzione, come regioni a Statuto speciale, la Sardegna, la Sicilia, la Valle d’Aosta, il Trentino Alto Adige e il Friuli Venezia Giulia. Mentre, nel TitoloV della Carta, all’Art. 117, l’ordinamento si riferisce invece alle altre Regioni d’Italia.
Ed ha certamente a che fare con le Regioni l’art. 9 della Costituzione, ‘La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.Tutela il patrimonio storico e artistico della Nazione’.
In Assemblea Costituente, Concetto Marchesi ed Aldo Moro lavorarono su questi temi, mentre ferveva la ricostruzione del Paese, devastato dalla guerra e dalle bombe: l’Art. 9 si inquadra proprio dentro questa devastazione, così possiamo dire che nessun’altra Carta ne contiene uno simile, così preciso e ben definito. Certo anche in Italia, prima della Costituzione, si parlava di tutela dei monumenti, mancava invece questa visione complessiva sull’intero patrimonio artistico e paesaggistico della Nazione.
Oggi questo articolo della Costituzione ci ricorda che anche l’Unesco ha, da poco, dichiarato l’Italia sede di più della metà del patrimonio artistico mondiale. Siamo la patria del bello, per la complessità dell’Italia stessa, basti pensare alla unicità della sua posizione nel Mediterraneo, una miniera di particolarità artistico-linguistiche, una stratificazione che attiene alla romanità imperiale, e ai periodi precedenti. Il crogiuolo dei popoli più antichi, fino alla cultura nuragica di tremila anni avanti Cristo, e poi la cultura fenicia e punica e poi, dopo Roma, i Goti e i Longobardi.
Le razzie e le spoliazioni cui furono sottoposti i luoghi d’arte da parte dei nazisti, lo choc sugli italiani di una guerra, che aveva fortemente danneggiato buona parte del loro patrimonio culturale (se pensiamo all’Abbazia di Montecassino rasa al suolo e poi ricostruita, avendo i monaci conservato mappe e planimetrie): da qui viene l’esemplarità che i Costituenti hanno voluto attribuire all’Art.9. Da qui il suo inserimento nei Principi Fondamentali, vera direttiva per il legislatore, cui attenersi rigorosamente nello scrivere le leggi, in vista dell’attuazione stessa della nostra Carta.
Ma su questo articolo si concentrano anche altri temi. Al primo comma dell’Art. 9, ‘La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica’ si aggancia l’Art.3 dell’uguaglianza, dove compito della Repubblica è rimuovere gli ostacoli. C’è un impegno della Repubblica a far diventare colti gli italiani, da popolo di analfabeti che erano allora, perché imparino ad essere liberi. E poi l’Art. 9 si collega agli Artt. 33-34, in cui la Repubblica garantisce istruzione e scuola aperta a tutti. E la Repubblica che ‘promuove‘, vuol dire capovolgere la situazione di allora, in direzione della libertà di scegliere, in direzione dell’uguaglianza, perché la cultura riduce le differenze tra ricchi e poveri ed è strumento primo di emancipazione sociale.
Ma chi deve fare le cose? In che termini va intesa la Repubblica? Se i comunisti tendevano ad essere più accentratori, allo Stato e al Governo l’impegno maggiore in materia di tutele e garanzie, altri pensavano che un regime fondato sulle autonomie regionali avrebbe dovuto assegnarne una parte anche alle Regioni. Fu Emilio Lussu a trovare la soluzione in Costituente, nella Carta si parli di Repubblica, per intendere tutta la Comunità, non solo le istituzioni, lo Stato e le Regioni. Diritti e doveri competono anche a tutti i cittadini, insomma alla Repubblica nella sua interezza, questa fu la felice intuizione di Emilio Lussu. E della cultura e della ricerca e della tutela del paesaggio, che sono beni naturali e artistici e patrimoniali, beni nazionali, orgoglio identitario di fronte al rischio dell’Italia divisa in tanti pezzi, l’intera Comunità si deve far carico, a fianco delle Istituzioni statali e regionali. Insomma la Repubblica. Vera identità del nostro Paese l’arte, la cultura, il paesaggio, basti pensare a come, nel Settecento e nell’Ottocento, gli intellettuali venissero da tutta l’Europa a fare il Gran tour dell’Italia, a conoscere il bello, che nel resto d’Europa non c’è.
Tutto questo contiene l’Art. 9, scritto così bene perché sia capito da tutti, e la parola paesaggio fonde la natura e le trasformazioni della natura operate dall’uomo. Espressione di una cultura progressista, i Costituenti non potevano tuttavia usare il termine ambiente perché non si trovavano di fronte a fenomeni come l’inquinamento o la distruzione del territorio. Si intendeva allora tutelare il paesaggio, dalle Dolomiti agli Appennini, mentre tutto il resto emergerà solo in seguito. Così oggi comprendiamo che c’è connessione anche tra la tutela del paesaggio dell’Art.9 e la tutela della salute dell’Art.32, da cui nasce il Sistema sanitario universale, perché è stata la Corte Costituzionale a dire che il paesaggio è correlato con la salute. Così è oggi la Regione a dover garantire condizioni di vita che non danneggino l’uomo, contro l’inquinamento, a tutelare la salute nei luoghi di lavoro e sul territorio. Vediamo quindi che son addirittura tanti i Ministeri che si riferiscono all’Art. 9, il Ministero della tutela dei beni artistici e architettonici, dell’Ambiente, della Istruzione, della Sanità. E sorta perfino una nuova materia giuridica: il diritto dell’ambiente. In un unico codice troviamo la tutela armonica dei beni culturali, inseriti nella tutela dell’ambiente e del paesaggio, all’Art. 9 e all’Art. 117: in capo, cioè, allo Stato e alle Regioni. E poi l’urbanistica, ancora in capo alle Regioni, secondo i principi dettati dallo Stato. Ma in Sardegna si dovrà aspettare il 1989 per il varo di una legge urbanistica regionale, e il 2004 per il Piano paesaggistico regionale, che vuole tutelare i beni fondamentali, a partire sopratutto dalle coste dove, fino a poco tempo prima, erano previste costruzioni per 80 milioni di metri cubi di cemento! E dire che la Sardegna ha universale riconoscimento del suo patrimonio naturalistico e ambientale, delle sue bellezze artistiche e culturali, a partire dal patrimonio nuragico, mentre la stessa Cagliari è riconosciuta come una delle città più belle d’Italia.
Per concludere, torniamo al tema del bello: arte, cultura, musei sono oggi motore di vita e miniere di sempre nuove occasioni di lavoro. Elemento storico di orgoglio nazionale, l’Art.9 tratta del bello, perché l’arte guarda alla conoscenza intima dell’uomo e alla sua capacità di elaborazione. In questo mondo, del tutto dematerializzato, richiama nuova sensibilità, promuove la nostra libertà. Conoscenza e arte sono condizioni di libertà e di uguaglianza, esistono in funzione del nostro benessere, contro la contabilità della finanza che vuole ridurre tutto a bene economico e farci dimenticare che la Costituzione ci tutela, e ci dà indirizzi su temi che affondano nella nostra storia, nel nostro processo di identificazione in quanto cittadini della Repubblica. 

 Gianna Lai

“Innamor’art – La Città si innamora dell’arte”

Assemini si innamora dell'arte con il contributo degli studenti del Liceo Artistico "Foiso Fois" di Cagliari.

Oggi 19 gennaio 2018, ad Assemini, sono stati inaugurati tre murales realizzati dagli artisti: PILS Davide Pilloni, Pietrina Atzori e Rosaria Straffalaci. Gli studenti del corso di "Arti Figurative" hanno collaborato alla realizzazione dei murales nell'ambito dell'attività di alternanza scuola lavoro (tutor della scuola prof.ssa Stefania Mele).

Il murales di Piazza del Legno (di PILS Davide Pilloni) ripropone in chiave escheriana il tema delle metamorfosi da cui scaturiscono centinaia di animali interconnessi  e si conclude con una veduta a "volo d'uccello" della piazza storica asseminese con la parrocchiale di San Pietro. Per realizzare quest'opera, di dimensioni considerevoli, PILS (direttore artistico del progetto Innamor'art) si è avvalso della collaborazione di una quindicina di volontari.

In via Porto Torres campeggia una grande tela (di Pietrina Atzori) percorsa dinamicamente da innumerevoli fili che, convergendo in un unico punto, si uniscono formando una trama fitta e forte, simbolo di coesione umana al di là delle differenze etniche, culturali e sociali.

Infine, in corso Europa,  l'intervento nelle pareti esterne del Centro Giovani (di Rosaria Straffalaci) presenta un  susseguirsi di  atmosfere che riecheggiano correnti artistiche moderne e contemporanee, con riferimenti alla condizione femminile. 

Anna Maria Lecca (docente di Storia dell'Arte)

Francesco Farci, il poeta dell’argilla

Francesco Farci, il poeta dell’argilla

 

Paesaggi, animali, attività, donne, vasi antropomorfi, fitomorfi e zoomorfi. Una grande varietà di temi si sprigiona dalle creazioni di Francesco Farci. Forme minute e dettagliate danzano in cima a sagome severe e squadrate dalla foggia quasi militaresca e, stando in bilico, sembrano prendersi gioco della gravità.

L’artista, memore e depositario di una grande tradizione, con questa antologica “Di Terra in Terra” presenta il suo sguardo felice e denso di poesia sul mondo che ci circonda: un mondo dove c’è posto per tutti, senza steccati, barriere e pregiudizi, dove i sogni non sono mai incubi e l’ironia non è mai feroce. “Pasquale voleva volare”, “Maria ciotolina”, le simpatiche galline e le brocche multiformi sono solo alcuni dei protagonisti di questo mondo incantato dove l’osservatore torna improvvisamente bambino e  rivive, almeno per un istante, una dimensione quasi fiabesca.

Così le sculture di Farci diventano in un certo qual modo terapeutiche perché ci aiutano a filtrare la realtà, come un setaccio finissimo. Ciò che lui modella esiste, ma non sempre lo vediamo perché distratti o pressati dagli affanni della quotidianità. Ormai siamo sempre meno capaci di cogliere la poesia del mondo e il vero artista è colui che, rivelandola, ci induce a guardarla anche momentaneamente.

Questa personale, allestita al Centro Pilota della Ceramica di Assemini, fortemente voluta dall’amministrazione comunale, ripercorre le tappe più significative del percorso artistico di Francesco Farci. Nelle sale espositive troviamo una vasta collezione che spazia dai primi bozzetti (rivisitati) risalenti al periodo degli studi (Liceo Artistico di Cagliari e Accademia di Belle Arti a Firenze), alle forme più mature frutto di sperimentazione basata su  compenetrazione e accostamento di volumi, contaminazione linguistica sospesa fra tradizione e ricerca, materiali e cromatismi derivanti da diverse modalità di cottura. Nella sala dedicata  esclusivamente alle sue opere campeggia anche un lavoro del padre, Saverio, come esplicito riferimento alle  origini  da cui la sua arte discende, una sorta di legame ideale che unisce e nutre una concezione ceramica coerente con la modernità senza rinnegare le proprie radici.  Francesco ha guardato in modo intelligente alla tradizione, ma non si è mai adagiato sulla consuetudine investendo tutte le sue energie nel rinnovamento di un mestiere antichissimo che, nel suo  caso, non mostra mai i segni del tempo e riesce sempre a stupirci per la sua freschezza.

La mostra è visitabile tutti i giorni fino al 31 dicembre dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 17.00 alle 19.30 al Centro Pilota per la Ceramica, in via Lazio ad Assemini.

 

Anna Maria Lecca

(docente di Storia dell’arte)

Dedicato ad Annalisa Achenza

Annalisa ci ha lasciato.

 

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Questa laconica frase ha rimbalzato sui social il giorno 20 agosto 2017. Annalisa fisicamente  non c’è più, ma noi continuiamo, attraverso la visione e l’interpretazione,  ad interagire con le sue opere e dunque con lei. E così sarà ancora per molto tempo. Del resto è risaputo che chi crea sopravvive alla morte.

Annalisa non si staccava facilmente dalle sue “creature” e cercava di trattenerle più a lungo possibile nel suo studio. Alcune, nonostante la pressione dei committenti, le teneva in continua gestazione. Soprattutto quelle tele con figure nate dal nulla: “Io quelle figure non le chiamo”, diceva un po’ spaventata, “sono loro che arrivano... Chissà da dove...”.  Luigi Mazzarelli, suo maestro e mentore, in occasione della personale “Fantasmi” allestita nella storica sede di Via San Giuseppe nell’aprile del 2003, scrisse in quella circostanza un breve saggio illuminante che qui si vuole richiamare.

Annalisa ha vissuto in simbiosi con l’Artistico per oltre quattro decenni. Prima allieva, poi assistente e subito dopo docente di Ornato Disegnato, ha lavorato soprattutto nel corso serale divenendo un riferimento fondamentale per le generazioni di studenti che l’hanno frequentato. Con uno stile didattico informale, non  aveva preclusioni di sorta verso l’espressione artistica astratta o figurativa che fosse e instillava negli allievi la curiosità, facendo leva soprattutto sulle motivazioni intrinseche di ciascuno.

Annalisa è stata un’artista poliedrica e si è espressa non solo attraverso la pittura ma anche col canto, la recitazione e persino la danza. Difficilmente si tirava indietro e, anche durante la terribile malattia che l’ha sorpresa e poi sopraffatta ancora nel pieno dell’esistenza affettiva e artistica, ha trovato la forza nell’ottobre 2016 di partecipare alla collettiva “L’aRTE si diveRTE” allestita nelle sale di GovanorArt a Bonnanaro.

Negli ultimi mesi, costretta ad abbandonare spatole e pennelli, ha continuato caparbiamente a disegnare su un ampio taccuino ed è stato come un ritorno alle origini della sua lunga esperienza artistica. Occhi, soprattutto grandi occhi spalancati: gli occhi attoniti e velati dal rimpianto di chi vedeva la sua vita sfuggirle di mano, oppure i suoi stessi occhi con cui avrebbe voluto guardare fino all’eternità i suoi cari, i suoi amici  e i suoi lavori.

Ciao Annalisa, carissima amica.

Anna Mara Lecca 

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